Lo Zafferano

Una visita guidata nel mondo dello zafferano, insieme a Oro Rosso.

La storia dello zafferano

Sono varie le ipotesi che parlano di quale sia l’origine della spezia più ricca oggi conosciuta; una delle più attendibile è che lo zafferano sia originario dell’Asia Minore.
Il nome scientifico dello zafferano è “Crocus Sativus Linnaeus” così come è stato classificato dal grande studioso Carlo Linneo nel Species Plantarum del 1753, la prima pubblicazioni in cui venivano catalogate tutte le specie naturali fino ad allora conosciute.

Lo Zafferano

Lo Zafferano

Un’antica tradizione greca narra che il dio Mercurio, esercitandosi nel lancio del disco, colpì a morte l’amico Crocos. Per ricordarlo in eterno colorò del suo sangue il fiore che ancora oggi ne porta il nome.

Si ritiene che in epoca ancora antecedente all’avvento della cerealicoltura, risalente alla preistoria, la coltivazione dello zafferano fosse già nota in area mediterranea e meridionale, dove tale pianta si utilizzava, fra l’altro, per le caratteristiche alimentari del bulbo carnoso. a dimostrazione della sua antichissima origine ci sono le citazioni della Bibbia (Cantico dei Cantici, 4/13-14). Altre testimonianze sono presenti in Grecia, a Creta e nel palazzo di Cnosso, dove sono state rinvenute una pittura murale raffigurante un raccoglitore di zafferano risalente al 1600 a.C. e dei vasi del 1500 a.C. con pitture rappresentanti la pianta. Nell’Iliade (IX e XII libro), Omero cita più volte lo zafferano descrivendone i molteplici usi sia in campo medico che in quello cosmetico e tessile. I sacerdoti ebrei nelle loro cerimonie lo offrivano insieme ad incenso e mirra. Si può così desumere, per derivazione, che l’offerta in oro dei Re Magi per il Re dei Re sia stata in realtà zafferano, incenso e mirra

Importato in Italia in epoca romana, conobbe un periodo di splendore in concomitanza con il periodo imperiale, in cui la preziosa spezia veniva utilizzata oltre che in cucina per preparare i banchetti delle famiglia più in vista, anche come colorante per tessuti, come essenza da aggiungere alle acque per il bagno o ai cosmetici. Inoltre le spose dell’antica Roma e le nobili dame del Medioevo indossavano, sotto i loro abiti nuziali, una tunica di seta tinta con lo zafferano, proprio per favorire i buoni presagi e concentrarne su di sé ogni bene. L’Imperatore Marco Aurelio (204-222) faceva il bagno soltanto in acqua profumata di zafferano e su cuscini di zafferano si appoggiavano i suoi commensali.

Con il crollo dell’impero romano l’uso e quindi anche la sua coltivazione scomparvero dai territori dall’Europa a causa anche degli usi e costumi delle popolazioni barbare che occuparono le regioni dell’antico impero. Fu poi grazie agli Arabi che conquistarono dapprima la Spagna e poi espansero i loro domini ad altre regioni europee che anche la coltivazione della ricca spezia ebbe un reintroduzione tra le colture rilevanti in tutta Europa. Il Medioevo ne fa per antonomasia una pianta medicinale, le cui applicazione ed utilizzazioni sono fra le più varie e presenti in numerosi preparati, ma anche le sue qualità di droga e di spezia non vengono dimenticate. E’ comunque con il Rinascimento che lo zafferano – per erboristi e speziali – incomincia ad assumere la sua identità di spezia e come tale si diffonderà nei secoli successivi.

Lo zafferano in Sardegna

In Sardegna si pensa che lo zafferano sia stato introdotto dai Fenici, popolo di navigatori e mercanti. Ma è tra il VI e il IX secolo che la sua coltivazione viene data per certa. In modo particolare grazie al largo uso che ne facevano i monaci basiliani per motivi liturgici e come colorante tessile per i paramenti e gli abiti sacri.

Il primo documento che attesta la sua presenza e la commercializzazione è il regolamento del porto di Cagliari del 1318 (Breve Portus Kallaretani) che contiene una norma per disciplinare l’esportazione degli stimmi dalla Sardegna.

Per quanto riguarda San Gavino Monreale si può sostenere che la produzione di zafferano iniziò attorno al IX – XI secolo ad opera dei monaci basiliani che fondarono il convento di santa Lucia. Circa un secolo dopo l’abbandono dei monaci basiliani del convento, pare che i Giudici di Arborea assegnarono il convento ad altri monaci (forse benedettini) che continuarono anch’essi la produzione della spezia intorno ai primi anni del XII secolo sopratutto per la preparazione di medicamenti.
Dopo che i monaci benedettini lasciarono il convento, questo fu concesso ai Frati del Terz’Ordine Francescano che continuarono la coltivazione e ne fecero un prodotto conosciuto e apprezzato in tutta l’isola.

Nei successivi periodi storici e con vicende altalenanti, si diffonde la coltura e l’uso della droga, impiegata per le sue qualità medicinali, tintorie e sopratutto in cucina. con la fine della guerra e la ripresa economica, lo zafferano diventa un’importante fonte di integrazione al reddito, oltre che il simbolo della cultura e della tradizione di un popolo che da sempre si dedica all’agricoltura.